(NoveColonneATG)

Stoccolma – Le linee di ricerca che nel corso del Novecento hanno messo in relazione l’architettura italiana e quella svedese sono numerose e appaiono fondamentali per la comprensione dei rapporti tra i due paesi. Presentate in diversi articoli pubblicati su libri e riviste, esse ne hanno indagato le rispettive peculiarità architettoniche. Tra queste, ne è un esempio proprio l’Istituto Italiano di Cultura a Stoccolma, a cui la rivista svedese “Arkitektur” ha dedicato la copertina nel settembre del 1959 e che ha svolto un ruolo cruciale per il rafforzamento del legame culturale tra Italia e Svezia. Tali ricerche mostrano le diversità storicamente esistenti tra l’architettura italiana e quella svedese nel corso del Novecento, le quali, a seguito dell’adesione di molti progettisti dei due paesi al movimento razionalista, vengono in parte ad annullarsi. Le relazioni maturate dalla metà degli anni Trenta portano quindi a significative analogie architettoniche, grazie anche a una serie di contatti tra alcuni dei maggiori progettisti attivi nei due paesi. Questa parte della storia dell’architettura può essere ripercorsa oggi sulle pagine di decine di scritti, a partire dalle prime meticolose ricerche bibliografiche pubblicate da Bruno Zevi subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Nell’ambito delle celebrazioni in occasione degli 80 anni di rapporti culturali tra Italia e Svezia, l’Istituto ha deciso di riprendere e presentare tali linee di ricerca, riunendole in cinque percorsi tematici, “cinque passeggiate immaginarie” tra i progetti, gli edifici e le storie degli architetti protagonisti del Novecento italiano e svedese, attraverso cui comprendere meglio le culture dei due paesi. Questo viaggio – digitale – nel passato si articolerà attraverso cinque nuclei tematici, ciascuno dei quali costituito da altrettanti focus pubblicati a dal 15 aprile in forma di post sui profili Facebook e Instagram dell’Istituto. Si inizia con il racconto dell’architettura svedese nei primi decenni del Novecento, che esplorerà i rapporti tra l’architettura italiana e quella svedese nel XX secolo, dove si incontrerà il lavoro di Ferdinand Boberg, Ragnar Östberg e il classicismo nordico di Lars Israel Wahlman, Carl Gustav Bergsten, Ivar Tengbom e Gunnar Asplund. Non mancherà un approfondimento dedicato al contributo dell’Istituto Italiano di Cultura e dei suoi protagonisti, ovvero Gio Ponti, Ture Wennerholm, Pier Luigi Nervi e Ferruccio Rossetti, ma non solo. Si tratterà poi il crescente interesse in Italia per l’architettura moderna svedese, presentato su riviste come “Casabella” e “Architettura”, ma anche l’Italia del boom economico nel secondo dopoguerra sulle pagine di riviste svedesi come “Byggmästaren”. Il progetto è stato curato da Giovanni Bellucci, docente nei corsi afferenti al settore disciplinare ICAR- 18 Storia dell’architettura dal 2014. Laureato in Ingegneria edile-architettura e con un dottorato in Storia dell’architettura presso l’Università Politecnica delle Marche di Ancona, Giovanni Bellucci è autore di numerose pubblicazioni e relatore a convegni nazionali e internazionali prevalentemente inerenti alla storia contemporanea. È inoltre membro dell’Aistarch (Associazione Italiana di Storia dell’Architettura) e dell’AAA Italia (Associazione Nazionale Archivi di Architettura Contemporanea).