INAUGURATE LE NUOVE SALE DELLE GALLERIE DELL’ACCADEMIA DI VENEZIA

Venrezia (Aise) – Sono state inaugurate ieri, 29 agosto, alla presenza del ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Alberto Bonisoli, le sale VI-XI delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, dedicate alla pittura del Cinquecento.

Nel corso della presentazione alla stampa sono intervenuti il direttore del Museo, Giulio Manieri Elia, il responsabile unico del procedimento, l’architetto Luigi Girardini, il vicesindaco di Venezia, Luciana Colle, e il segretario generale del MiBAC, Giovanni Panebianco.

“Oggi è una giornata speciale”, ha esordito il direttore Manieri Elia, “e la presenza della più alta rappresentanza del Ministero per i Beni e le Attività Culturali lo dimostra, così come la partecipazione delle istituzioni cittadine e dell’ampio pubblico, sempre affezionato al Museo. Nelle sale totalmente risistemate”, ha aggiunto Elia, “la grande scuola pittorica veneta, che ha nelle Gallerie il suo monumento, può essere fruibile sotto una nuova luce, che rende accessibile quelle qualità cromatiche che fin dalle fonti sono state individuate come sua specifica caratteristica”.

Concluso il primo lotto di lavori di restauro architettonico, impiantistico alle sale VI-XI del primo piano delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, si è proceduto a riallestire le sale secondo il progetto scientifico curato da Roberta Battaglia, Giulio Manieri Elia e Paola Marini. Il percorso è stato interamente ripensato, nell’intento di valorizzare visivamente le opere e nel contempo rendere più chiara e comprensibile ai visitatori la presentazione dell’evoluzione dell’arte veneta attraverso gli straordinari capolavori della collezione.

Il museo ha infatti sofferto – ne scrive Giulio Cantalamessa fin dal 1894 curando il primo progetto scientifico di allestimento della collezione – di ristrettezza di spazi e collocazione obbligatoria di alcune opere, limiti che hanno condizionato fino ai giorni nostri la costruzione di un coerente e chiaro percorso espositivo. L’ampliamento degli spazi al piano terra e la collocazione in questa area delle opere dal ‘600 all’’800 ha reso possibile dare maggiore respiro alle opere e al contempo sciogliere alcuni nodi critici problematici, consentendo la narrazione di un percorso storico-artistico più coerente.

La creazione di una nuova parete divisoria in sala VI (sala VIb) consente di dare un’eccellente visibilità all’importante ciclo belliniano della Scuola Grande di San Marco, organizzando gli episodi in modo coerente rispetto alla distribuzione che avevano nell’ambiente della scuola cui erano originariamente destinati. La prima parte della sala (VIa) funge da preambolo, evidenziando la centralità che la bottega di Giovanni Bellini svolge quale punto di riferimento imprescindibile per la maggior parte degli artisti operanti a Venezia tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento.

Una sala monografica (sala VII) celebra l’unicità delle opere di Jheronimus Bosch; i suoi tre polittici in collezione, provenienti presumibilmente dalla raccolta Grimani, forniscono l’occasione per riflettere sull’apertura del collezionismo veneziano del Cinquecento alla produzione artistica del nord Europa.

Un’ampia sala (sala VIII) restituisce finalmente il giusto respiro alla Tempesta di Giorgione, sorta di “icona” del museo che un pubblico sempre più numeroso chiede di apprezzare. L’opera viene valorizzata accostandola, su uno stesso pannello, alla Vecchia e al Concerto (quest’ultimo gentilmente concesso in comodato dalla collezione Mattioli), opere anch’esse provenienti dalla celebre raccolta cinquecentesca della famiglia Vendramin.

A rafforzare l’impatto narrativo dell’ambiente, torna a casa la Nuda di Giorgione, proveniente dal Fondaco dei Tedeschi, accanto ad altri capolavori che documentano gli esordi degli allievi del grande maestro: Tiziano e Sebastiano del Piombo. La sala si presenta come occasione eccezionale per comprendere il momento cruciale del passaggio di Venezia al pieno Rinascimento.

Ad alcuni dei maggiori comprimari del vasto panorama artistico veneziano della prima metà del Cinquecento è dedicata la sala IX, dove la Sacra conversazione di Palma il Vecchio dialoga in prospettiva con quella giorgionesca della sala precedente e dove trova posto il celebre Ritratto di gentiluomo, capolavoro della ritrattistica di Lorenzo Lotto.

Infine i grandi saloni, un tempo occupati anche da opere del Sei e Settecento in una commistione che rendeva meno chiaro il percorso, saranno dedicati esclusivamente ai grandi protagonisti dell’arte veneta del Cinquecento: Veronese (sala X), Tintoretto e Tiziano (sala XI). L’allestimento di quest’ultimo ambiente è solo in parte completato poiché ospita provvisoriamente il deposito dipinti del museo, già collocato in ambienti del secondo piano attualmente sottoposti ad intervento di restauro.

Il percorso di visita si arricchisce di nuovi apparati didattici, redatti in doppia lingua, ben leggibili e accessibili ad un pubblico sempre più diversificato. Essi offrono tre livelli di approfondimento: il pannello introduttivo sul totem, la scheda mobile di sala, le didascalie “parlanti” per tutte le opere esposte. (aise)